Il quartiere delle star dell’architettura: Hansaviertel

Cosa vedere a Berlino

Hansaviertel- edificio di Egon Eiermann. Photo by Chiara Gabellotto

ESPLORO, SCOPRO, CERCO: HANSAVIERTEL

Sarà colpa dell’uggiosa giornata in cui mi trovo a scrivere, simile a molte giornate, sin troppe in un solo anno. Sarà che più esploro, scopro e cerco, più inconsciamente immagazzino immagini e sensazioni con un denominatore comune. Quale? Il colore grigio, in tutte le sue sfumature, molte più delle cinquanta famose!

E il quartiere che a breve racconterò dà a prima vista questa impressione, di grigio, di solitudine, di freddo cemento. Un bel biglietto da visita, direte voi. Ma non tutto è perduto e come insegna la vita: mai giudicare dall’apparenza. Non bisogna dimenticare l’imprevedibilità di Berlino e quanto la città possa offrire.

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Hansaviertel-Biblioteca. Photo by Konstatinos Beis

DALLE ROVINE DELLA GUERRA NASCE UN QUARTIERE NUOVO

Dislocato tra la Sprea e il Tiergarten il quartiere denominato Hansaviertel viene realizzato all’inizio del Novecento da una impresa edile di Amburgo. Il nome Hansa (-viertel, quartiere in italiano) viene dato al nuovo quartiere nei pressi della stazione Hamburger Bahnhof (oggi Museo di Arte Contemporanea) in omaggio sia ad Amburgo, che al passato comune delle due città nella lega anseatica. All’epoca è uno dei quartieri più eleganti di Berlino.

Come al solito la Seconda Guerra Mondiale gioca un ruolo chiave nella storia della capitale tedesca e l’Hansaviertel scompare sotto un cumulo di macerie.

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Hansaviertel. Photo by Konstantinos Beis

Siamo nel dopoguerra, agli inizi degli anni Cinquanta, ed il Senato della Berlino Ovest, in concorrenza con l’Est e la realizzazione del Stalinallee con i suoi blocchi abitativi, invita attraverso la manifestazione “Interbau 57 – Internationale Bauaustellung” (vedi il post su Le Corbusier) numerosi architetti e maestri affermati del settore a ricostruire e riprogettare il quartiere orfano come modello futuro di città. Stiamo parlando di architetti come Alvar Aalto, Walter Gropius, Pierre Vago, Oskar Niemeyer, Hans Schwippert.

Così rinasce l’Hansaviertel e ancor oggi, dopo ristrutturazioni varie è possibile estrapolare la sua vera anima. All’uscita della metro Hansaplatz si entra subito in contatto con il ritmo e la vita del quartiere: persone di una certa età che passeggiano, abitanti che tornano a casa dal lavoro a passo svelto, mamme e bambini saltellanti. Davanti agli occhi si apre una piazzetta. Da un lato, uno degli edifici simbolo della ricostruzione, rivestito di piastrelle bianche, progetto di Alvar Aalto.

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Edificio di Wwalter Gropius. Photo by Konstantinos Beis

UN’ISOLA URBANA NEL CUORE DI berlino

Dall’altro lato la biblioteca di quartiere, luogo di svago e di aggregazione. Con lo sguardo attento e rivolto verso l’alto è possibile lungo Händelallee, Klopstockstraße, Bartningallee, Altonaer Straße e Hanseatenweg incontrare altri edifici, talvolta di 18 piani, di 10 piani o casette singole di uno o due piani. Non mancano piccoli servizi commerciali vicino le fermate della metropolitana, una chiesa e quella che un tempo fu la Akademie der Künste (Accademia di Belle Arti) della Berlino Ovest.

Come accennato prima salta subito agli occhi il predominare del colore grigio associato, per fortuna, ai colori variopinti di alcuni dettagli come rivestimenti, terrazze, pilastri. Inserito in un contesto di verde e spazi aperti, quasi come se il Tiergarten, lì vicino, silenziosamente avesse deciso di insediarsi nel quartiere con i suoi piccoli ospiti, scoiattoli e soprattutto lepri, che liberamente brucano nei giardini delle abitazioni, non sembra proprio di vivere in centro città, se si pensa la vicinanza al quartiere governativo da un lato e alla vita frenetica di Ku’damm dall’altro.

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Edificio di van-den-Broek-Bakem. Photo by Konstatinos Beis

Insomma un’isoletta suburbana nel cuore “geografico” di Berlino da esplorare; perché si sa quanto questa strana città sia soprattutto policentrica.

Text by Chiara Gabellotto

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